⭐ Guida · suture chirurgiche
La scelta del filo di sutura influenza la guarigione dei tessuti dopo un intervento di chirurgia orale o implantare. La prima distinzione è tra fili riassorbibili, che si dissolvono da soli, e fili non riassorbibili, che vanno rimossi. Questa guida spiega le differenze tra materiali, calibri e aghi e presenta la gamma di suture Dentaurum.
Il filo giusto per ogni tessuto. Avvicinare. Sostenere. Guarire.
Una sutura serve ad avvicinare i margini della ferita e a mantenerli in posizione per il tempo necessario alla guarigione. Materiale, struttura del filo (monofilamento o intrecciato), calibro e tipo di ago si scelgono in base alla tecnica chirurgica, al tessuto e ai tempi di guarigione previsti.
È la scelta di base. I fili riassorbibili vengono degradati e assorbiti dall’organismo in un intervallo di tempo definito: utili quando non si vuole (o non si può) rimuovere il punto, ad esempio in profondità o nei pazienti poco collaboranti. I fili non riassorbibili mantengono la tenuta più a lungo e offrono un controllo preciso, ma richiedono la rimozione a guarigione avvenuta.
Acido poliglicolico, glycolon e simili: si dissolvono da soli, senza necessità di rimozione del punto.
Nylon, PTFE, seta, poliestere: tenuta prolungata e controllo preciso, da rimuovere a guarigione avvenuta.
Il monofilamento scorre meglio e trattiene meno placca; l’intrecciato è più maneggevole e tiene bene il nodo.
Una panoramica orientativa dei fili usati in chirurgia orale.
Riassorbibile, intrecciato: buona maneggevolezza e tenuta del nodo per suture dei tessuti molli.
Riassorbibile monofilamento: superficie liscia, scorre bene nei tessuti e trattiene poca placca.
Non riassorbibile monofilamento: liscio e ben tollerato, molto usato nelle suture cutanee e mucose.
Non riassorbibile monofilamento: morbido, biocompatibile, apprezzato in chirurgia implantare e rigenerativa.
Non riassorbibile intrecciata: ottima maneggevolezza e nodo sicuro, tradizionale in molte tecniche.
Non riassorbibile intrecciato: elevata resistenza alla trazione per suture che devono tenere a lungo.
Il calibro del filo si indica con la sigla USP (ad es. 3/0, 4/0, 5/0): più zeri, più sottile è il filo. In chirurgia orale si usano tipicamente calibri fini per ridurre il trauma. L’ago può avere sezione e curvatura diverse (ad es. 3/8 di cerchio, punta triangolare o cilindrica) da scegliere secondo il tessuto e l’accesso. Filo e ago vanno abbinati alla tecnica e alla sede dell’intervento.
Per la scelta della sutura più adatta alla tecnica e al tessuto, il team di supporto è a disposizione: telefono 051 862580 oppure e-mail implantologia@dentaurum.it.
La sutura riassorbibile viene degradata e assorbita dall’organismo in un tempo definito, quindi il punto non va rimosso; quella non riassorbibile mantiene la tenuta finché non viene tolta a guarigione avvenuta. La scelta dipende dalla sede, dalla tecnica e dai tempi di guarigione.
Il monofilamento (ad es. glycolon, nylon, PTFE) ha una superficie liscia: scorre meglio nei tessuti e trattiene meno placca e batteri, un vantaggio in chirurgia implantare e rigenerativa. L’intrecciato è più maneggevole e tiene meglio il nodo. La scelta bilancia i due aspetti.
È la misura USP del diametro del filo: più zeri, più sottile. Un 5/0 è più fine di un 3/0. In chirurgia orale si preferiscono spesso calibri fini per limitare il trauma dei tessuti, compatibilmente con la tenuta richiesta.
Non esiste un filo unico: molto usati sono i monofilamenti (PTFE, nylon, glycolon) per la minore ritenzione di placca sui lembi. La scelta finale – materiale, calibro e ago – spetta al chirurgo in base al caso e alla tecnica.
Contenuto informativo rivolto a professionisti del settore odontoiatrico. Materiali, calibri e aghi indicati sono esempi di riferimento: la scelta della sutura spetta sempre al clinico in base alla tecnica e al singolo caso.