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L’odontotecnico Gino Pasini prova ceraMotion® One Touch, la ceramica in pasta per la finalizzazione e la colorazione di zirconia e disilicato di litio: paste 2D e 3D, glasure, liquidi, provini e corone finite.
Colori in pasta intensi, a granulometria fine e coprenti, per caratterizzare con uno spessore minimo.
Meno intense, più dense e traslucenti: ceramica da microstratificazione fino a 7-8 decimi di millimetro.
Miscelare 3D e un minimo di 2D: colore deciso in poco spazio, senza l’opacità della sola colorazione di superficie.
Da alcuni anni è presente sul mercato dentale un prodotto ceramico per la finalizzazione-colorazione di elementi in zirconio ed elementi in disilicato di litio. Lo One-Touch, questo è il nome del prodotto ceramico, viene prodotto e distribuito dalla ditta tedesca DENTAURUM.
Come molte altre aziende, anche la famosa ditta tedesca ha ritenuto di andare incontro alle numerose richieste di dentisti ed odontotecnici per la colorazione di superficie con ceramica liquida a basso punto di fusione. In effetti la ceramica One-Touch ha una temperatura di cottura realmente bassa, poiché si aggira sui 730-720 °C.
Questo prodotto si presenta come un vero e proprio sistema di finalizzazione estetica: infatti è composto da colori-pasta, le paste 2D, di discreta intensità con una densità granulometrica decisamente raffinata. Oltre alle paste 2D il sistema si avvale di correttori di colorazione con una densità molto superiore, chiamati per l’appunto paste 3D. Le paste 3D sono utilizzabili congiuntamente ai normali supercolori per ceramica CeraMotion ed ovviamente miscelandole alle paste 2D.
Il sistema One Touch ha poi una ulteriore validità per coloro che desiderano utilizzarlo nella colorazione delle protesi Toronto, in cui spesso l’odontotecnico è obbligato a ricostruire l’estetica gengivale realizzando uno scudo anteriore di gengiva rosa artificiale in ceramica. Anche su questo passaggio di lavoro il sistema One Touch offre una amplissima gamma di colori per la stratificazione finale della finta gengiva.


Come accennato, il sistema è composto da due differenti materiali: le paste 2D, materiali intensamente colorati di spessore raffinato, e il materiale pasta 3D, decisamente meno intenso come colorazione ma molto più denso come materiale da stratificazione.
Per la lavorazione di queste paste è consigliabile l’utilizzo di un pennello a punta con setole piuttosto robuste, oppure si può utilizzare uno strumento non metallico sufficientemente rigido.
Naturalmente insieme alle paste colorate sono presenti due tipi di glasure, una «traspa» e un’altra definita «brillante». Il tutto è lavorabile attraverso l’impiego di due differenti liquidi d’impasto: il primo è un liquido d’impasto «refreshing», determinante per la qualità dell’impasto, e il secondo è un liquido diluente l’impasto.


Prima di procedere all’utilizzo di materiali ceramici pastosi come One-Touch è consigliabile preparare una serie di provini di altezza predeterminata in zirconio, su cui porre i colori e cuocerli in forno. Con questo metodo il laboratorio ha una visibilità reale del tipo di colore, sottile o spesso che sia, che verrà posto sulle corone da finalizzare.



In questo primo gruppo sono visibili le paste 2D. Le paste 2D mostrano nella foto in modo esauriente la loro raffinatezza e capacità coprente, e offrono anche uno spunto di riflessione sul fatto che non abbiano capacità traslucente. Al contrario le paste 3D hanno una buona traslucenza e sono a tutti gli effetti impiegabili come ceramica da microstratificazione, purché non siano superati i limiti di 7-8 decimi di millimetro nella loro apposizione.
I cofani di questa ceramica sono composti da numerosi contenitori, ma a nostro avviso nel caso degli impasti colorati 2D sono utilizzati non più di una dozzina di boccette, mentre per le 3D qualcuna di meno. Suddividendo secondo la posizione nel cavo orale delle corone o elementi in zirconio-disilicato, abbiamo i colori per le zone colletto-dentina-corpo, per la fossa e gli effetti incisali: ciò vale sia per le polveri più intense e liquide, le 2D, sia per le più traslucide, le 3D.



Come specificato in precedenza, il prodotto ceramico è utilizzabile sia come semplice colorazione di superficie sia come ceramica microstratificante. Poiché per la nostra esperienza la colorazione di superficie risulta eccessivamente opaca nel cavo orale, è preferita la tecnica che prevede la miscela dei due prodotti, conservando così la qualità della ceramica nel rivestimento e avendo al tempo stesso una decisa colorazione in uno spazio minimo.
I colori 3D sono posti su una piastra d’impasto, dopo avere scelto il segmento dentale da intensificare. Viene scelta dapprima la componente 3D, a cui viene aggregata, miscelandola, una minima quantità di colore 2D. In questo modo si creano le condizioni per poter fare delle modifiche di colore distribuendo un minimo di opportunità traslucente sulla superficie esterna della corona in zirconio. I materiali ceramici sono inoltre infiltrati con un colorante naturale che rende interpretabile la loro mappatura e il loro spessore.
Miscelare masse 2D con masse 3D ci aiuta a ottenere una microstratificazione migliore.





Di seguito alcune illustrazioni che rendono l’esempio della tecnica di esecuzione, estremamente semplice ed efficace dal punto di vista della finalizzazione. Ciò che rende il metodo di finalizzazione One Touch particolarmente interessante è l’abbondante disponibilità di paste dentinali e incisali con effetto traslucente, assolutamente simili nelle prestazioni alle tradizionali ceramiche da copertura.












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È una ceramica in pasta di Dentaurum per la finalizzazione e la colorazione di elementi in zirconia e in disilicato di litio, con una temperatura di cottura bassa: secondo l’autore intorno ai 720-730 °C.
Le paste 2D sono intensamente colorate, a granulometria raffinata e coprenti, ma senza capacità traslucente. Le paste 3D sono meno intense, più dense e con una buona traslucenza: si usano come ceramica da microstratificazione, senza superare i 7-8 decimi di millimetro.
Per l’esperienza dell’autore la sola colorazione di superficie risulta eccessivamente opaca nel cavo orale: preferisce miscelare una pasta 3D con una minima quantità di colore 2D, ottenendo una colorazione decisa in uno spazio minimo.
Perché cuocendo i colori su provini di altezza predeterminata il laboratorio vede in anticipo l’effetto reale di ogni colore, in strato sottile o spesso, prima di applicarlo sulle corone da finalizzare.
Sì: il sistema offre un’ampia gamma di colori per la stratificazione finale della gengiva rosa artificiale in ceramica, il passaggio in cui l’odontotecnico ricostruisce l’estetica gengivale.
Con un pennello a punta dalle setole piuttosto robuste, oppure con uno strumento non metallico sufficientemente rigido. L’impasto si gestisce con due liquidi: il refreshing per la qualità dell’impasto e il diluente.
Articolo di Gino Pasini pubblicato su Dental Labor, riprodotto integralmente con la correzione dei refusi, delle concordanze e della punteggiatura. I diritti del testo e delle immagini restano dei rispettivi titolari. Contenuto rivolto a professionisti del settore.